| Immersione sul "Diana" Castelletto di Brenzone 9-10 Gennaio 2009 | ||
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Rassegna Stampa: il TG2 e l'articolo di SubAqva Il Report e le foto dal sito dello sponsor Giòsub Non ho immagini per raccontare quel week-end e per questo mi affido al racconto visivo dei link sopra riportati; ricordo, però, distintamente la percezione dell'unicità di quei momenti nelle persone intorno a noi. Partiamo dal principio: erano mesi che Lorenzo mi parlava di un'opportunità, tanto inseguita, di effettuare un servizio fotografico sui resti del Diana, un barcone di inizio '900 affondato poco al largo di Castelletto di Brenzone sulla sponda veronese del Lago di garda. Confesso di non aver colto dal principio di quale grande opportunità mi parlasse: saremmo stati i primi subacquei a toccare quel Relitto scoperto dal qualche anno, ma posto sotto la severa tutela del ministero dei beni archeologici, che vi aveva interdetto ogni attività subacquea. Ma ora.... ecco il momento atteso. Giungo al mattino presto a Castelletto di Brenzone; l'auto, al solito, è carica all'inverosimile per la "due-giorni" di immersioni. Ritrovo Lorenzo e Alberto, che, contrariamente a me, sono arrivati la sera prima. Un caffè in riva ad un Lago, che sembra non gradire i nostri propositi: le onde sbattono violente contro il molo del porticciolo. Montiamo tutto e, con stupore, comincio ad intuire l'importanza dell'evento, che corona lo sforzo di coloro che hanno scoperto il Relitto e che, per anni, hanno lavorato per farlo tornare visibile. In banchina troviamo ad attenderci una pilotina della Guardia di Finanza e un gommone della Guardia Costiera, che ci accompagneranno sul punto di immersione e garantiranno la sicurezza in superficie. Siamo circondati da tantissime persone del luogo e non. Inoltre alcuni giornalisti curiosano intorno scattando foto (poi apparse su l'Arena di Verona) facendo domande sulla parte tecnica. Sul piccolo molo è stato montato uno schermo, che trasmetterà in tempo reale le immagini della nostra immersione riprese dal Rov di Angelo Modina. Incredibile. Ed entusiasmante: vedere tante persone interessate al recupero della "memoria", della Storia di fatica e lavoro emanata dall'immagine del Diana, che instancabile faceva la spola con pesanti carichi tra i paesi del Benaco. Ma è tempo di Acqua. Il Rebreather è a posto; Lorenzo mi ha illustrato il piano dell'immersione, e tutto è pronto. Il Lago si è placato; è ancora mosso, ma nulla in confronto al mattino. Cadiamo in Acqua dagli alti tubolari del gommone della Guardia Costiera; l'equipaggio è stato gentilissimo e ci ha prestato aiuto anche nei preparativi. "Ok, giù". Il Lago ci accoglie: seguiamo la cima fissata al relitto dal Rov. E' sempre emozionante volare verso il basso, nel buio, nel silenzio, che tanto amo. Splendido. La cima ci conduce alla poppa del Relitto, che giace su un fondo di circa 90 metri. La barca, in ferro, è decorata dai ricami della ruggine, ma è in ottimo stato. Ogni dettaglio al suo posto: cime, bolzelli, il fasciame del ponte, le ancóre a grappino. Il Tempo, al solito, vola. Per oggi dobbiamo salutarci: arrivederci a domani per la seconda immersione. La sera, sistemate le attrezzature, siamo ospiti del sindaco del paese, che ci accompagna alla scoperta delle delizie gastronomiche della zona. Mamma che spettacolo!! E da buoni "esploratori" ci tuffiamo per un'altro tipo di immersione. Nonostante la cena luculliana, dormiamo benissimo, e il mattino ci coglie già operativi a sistemare luci e attrezzature. Di nuovo in banchina. Controllo delle attrezzature e un'occhiata dolorosa al banchetto colmo di salumi approntato per gli astanti: non è il caso di mangiarne prima dell'immersione, ma..... vabbè, speriamo resti qualcosa per il dopo. La Diana si svela ulteriormente: nella stiva noto chiaramente le fascine, che servivano a protezione dello scafo quando il carico era costituito, come nell'ultimo viaggio, da pietre. Le potenti luci di Lorenzo e del Rov rendono l'insieme irreale: quel Relitto ha vissuto al buio per tanti anni e oggi lo innondiamo di Luce; non sembra averne a male, e si lascia scoprire. Oggi ho con me una targa commemorativa da posizionare sullo scafo; cerco il posto più adatto e comincio il fissaggio con le fascette. Lorenzo congela l'immagine con la sua macchina fotografica. E' tempo dei saluti: ciao, Diana. A presto, spero, che tanto hai ancora da far conoscere di Te. Si risale e la decompressione, al solito, diventa schermo per rivivere le immagini, le sensazioni e le emozioni di questo straordinario week-end.
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