E' stata
davvero una bella "spedizione".
Partiti il sabato mattina da Aosta (dove ci siamo ritrovati la sera
precedente davanti ad una splendida cena con tanto di "Coppa
dell'Amicizia"), siamo giunti a Vevey verso le 11.00, sul Lago Lemano,
all'incontro con Gilles, che, con precisione svizzera e gentilezza
impagabile, si è occupato della parte organizzativa, oltre che di
accompagnarci sul sito di immersione. Montate le attrezzature nei pressi
del lago (sotto lo sguardo curioso di pinguini e orsi polari -ndr) e
organizzati i gruppi, abbiamo dato il via alle immersioni. Sono andati in
acqua per primi Lorenzo, Gianluca e Gilles per poter fotografare nelle
migliori condizioni di visibilità, oltre che per fissare un pedagno alla
prua del relitto per aiutarci a raggiungere il sito. Dopo una ventina di
minuti è giunto finalmente il nostro turno. Due coppie di sub: Roberto
"892" ed io, e Claudio insieme a Roberto L. Una sana pinneggiata di circa
300 metri, tanto per scaldarsi un po', e giù lungo il pedagno. Visibilità
davvero scarsa, anche rispetto ai nostri laghi. Ed ecco, improvvisamente,
svettare una splendida prua in legno intarsiato. Sembra un miracolo che
sia così ben conservata: il battello è affondato nel 1862!!! Sembra quasi
che l’acqua gelida l’abbia in qualche modo ibernato e tramandato sino a
noi. Lo scafo giace su un fondale inclinato: la prua a circa 41 metri e la
poppa a 60 metri. Abbiamo così iniziato l’esplorazione partendo dalla prua
(con il tocco artistico di Roberto “892”, che, irresistibilmente attratto
dalla campana di prua, non ha potuto esimersi dal suonarla -ndr);
tenendoci sul lato di dritta del ponte, siamo scesi lentamente verso la
poppa, facendo attenzione a non smuovere l’impalpabile strato di
sedimento. Ed eccoci alle cabine, chiuse in origine da vetrate, ormai
perse, e con i soffitti di legno scuro; a seguire le strutture di
protezione della ruota di dritta e a centro nave i leveraggi di
trasmissione. Più sotto, infine, la grande caldaia sovrastata dal
fumaiolo, ormai in parte crollato. Il resto della poppa giace nel limo
sottile del fondo. Siamo risaliti dal lato di sinistra, che si presenta
simmetrico a quello di destra: le cabine sopra la fiancata spiovente
interrotta dai tronchi fissati con catene, che servirono al vano tentativo
di evitare l’affondamento del battello ferito dagli scogli. E di nuovo
sulla prua. Il tempo di fondo è terminato: le tabelle dettano i tempi di
risalita. Roberto ed io la effettuiamo ripercorrendo sott’acqua il
tragitto verso riva; Claudio e Roberto L. preferiscono seguire il pedagno.
Usciamo dall’acqua: nella testa ancora le immagini e con le parole ci
scambiamo impressioni e dettagli. Davvero una bella emozione. La mattina
seguente nuovo tuffo: Lorenzo, Gianluca e Gilles vanno in acqua per primi.
A seguire solo Roberto ed io. Raggiunto il relitto, questa volta ci
concentriamo a cercare i dettagli sfruttando la visione d’insieme che ci
siamo fatti durante l’immersione precedente. Il relitto appare ancora più
bello: i soffitti delle cabine mostrano ancora degli intarsi; il disegno
delle grandi ruote è netto sulle strutture di protezione; la caldaia è
decorata dalle imbullonature regolari..e tanto altro.
Un grazie di cuore a tutto il team. Alla prossima!!
fortuna che c'è il carrello Gianlu e la Campana
(foto L. Del Veneziano)
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