Lago Lemano (CH)                              Vevey 4-5 Febbraio 2006 

 

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E' stata davvero una bella "spedizione".
Partiti il sabato mattina da Aosta (dove ci siamo ritrovati la sera precedente davanti ad una splendida cena con tanto di "Coppa dell'Amicizia"), siamo giunti a Vevey verso le 11.00, sul Lago Lemano, all'incontro con Gilles, che, con precisione svizzera e gentilezza impagabile, si è occupato della parte organizzativa, oltre che di accompagnarci sul sito di immersione. Montate le attrezzature nei pressi del lago (sotto lo sguardo curioso di pinguini e orsi polari -ndr) e organizzati i gruppi, abbiamo dato il via alle immersioni. Sono andati in acqua per primi Lorenzo, Gianluca e Gilles per poter fotografare nelle migliori condizioni di visibilità, oltre che per fissare un pedagno alla prua del relitto per aiutarci a raggiungere il sito. Dopo una ventina di minuti è giunto finalmente il nostro turno. Due coppie di sub: Roberto "892" ed io, e Claudio insieme a Roberto L. Una sana pinneggiata di circa 300 metri, tanto per scaldarsi un po', e giù lungo il pedagno. Visibilità davvero scarsa, anche rispetto ai nostri laghi. Ed ecco, improvvisamente, svettare una splendida prua in legno intarsiato. Sembra un miracolo che sia così ben conservata: il battello è affondato nel 1862!!! Sembra quasi che l’acqua gelida l’abbia in qualche modo ibernato e tramandato sino a noi. Lo scafo giace su un fondale inclinato: la prua a circa 41 metri e la poppa a 60 metri. Abbiamo così iniziato l’esplorazione partendo dalla prua (con il tocco artistico di Roberto “892”, che, irresistibilmente attratto dalla campana di prua, non ha potuto esimersi dal suonarla -ndr); tenendoci sul lato di dritta del ponte, siamo scesi lentamente verso la poppa, facendo attenzione a non smuovere l’impalpabile strato di sedimento. Ed eccoci alle cabine, chiuse in origine da vetrate, ormai perse, e con i soffitti di legno scuro; a seguire le strutture di protezione della ruota di dritta e a centro nave i leveraggi di trasmissione. Più sotto, infine, la grande caldaia sovrastata dal fumaiolo, ormai in parte crollato. Il resto della poppa giace nel limo sottile del fondo. Siamo risaliti dal lato di sinistra, che si presenta simmetrico a quello di destra: le cabine sopra la fiancata spiovente interrotta dai tronchi fissati con catene, che servirono al vano tentativo di evitare l’affondamento del battello ferito dagli scogli. E di nuovo sulla prua. Il tempo di fondo è terminato: le tabelle dettano i tempi di risalita. Roberto ed io la effettuiamo ripercorrendo sott’acqua il tragitto verso riva; Claudio e Roberto L. preferiscono seguire il pedagno. Usciamo dall’acqua: nella testa ancora le immagini e con le parole ci scambiamo impressioni e dettagli. Davvero una bella emozione. La mattina seguente nuovo tuffo: Lorenzo, Gianluca e Gilles vanno in acqua per primi. A seguire solo Roberto ed io. Raggiunto il relitto, questa volta ci concentriamo a cercare i dettagli sfruttando la visione d’insieme che ci siamo fatti durante l’immersione precedente. Il relitto appare ancora più bello: i soffitti delle cabine mostrano ancora degli intarsi; il disegno delle grandi ruote è netto sulle strutture di protezione; la caldaia è decorata dalle imbullonature regolari..e tanto altro.
Un grazie di cuore a tutto il team. Alla prossima!!

 

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si "camalla"