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Torpediniera Impavido Cecina (LI) 27/04/2007 |
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Un "tuffo" sul Relitto della Torpediniera "Impavido", e un fugace sguardo ad un altro pezzo di quella Storia, custodita dal Mare, che, con la scomparsa di coloro che l'hanno vissuta direttamente, si allontana sempre più.
L'Impavido: nasce come torpediniera della Regia Marina Italiana, classe Ciclone, e viene varata nel Febbraio 1943. Pochi mesi dopo, in seguito all'Armistizio, viene catturata dai tedeschi mentre tenta di allontanarsi dal porto di La Spezia con le sue tre navi gemelle e diviene unità operativa della Kriegsmarine. Verrà affondata all'alba del 25 Aprile 1944 dalla nave gemella Eridano, anch'essa ormai battente bandiera tedesca, per evitarne la cattura a seguito dei danni riportati dall'urto con una Mina. La giornata inizia presto: partenza da Genova alle ore 06.00 e ritrovo in autogrill per un caffè (alquanto necessario!!!). LORENZO e GIANLUCA ALL'ALBA Giunti al diving, a Marina di Cecina, iniziano i preparativi, e risuona il "tutti a bordo"
BOMBOLAME VARIO ANDREA e ROBERTO (i nostri "DIR") Il sito d'immersione è a circa una decina di miglia al largo, ma il Mare piatto e un clima estivo ci accompagnano piacevolmente durante la navigazione.
".... ma quanto manca??" Ci siamo! Iniziano i preparativi all'immersione. Il Relitto giace rovesciato e diviso in tre tronconi ad un profondità compresa tra i 70 e i 65 metri. Andranno in acqua per primi Lorenzo "Delve" e Gianluca per poter fotografare indisturbati il relitto. A seguire, Fulvio ed io; a chiudere Roberto, Andrea e Fabrizio. Arriviamo sul fondo, seguendo la cima dell'ancora. Il Relitto, anzi, il troncone di poppa ci appare come il carapace di una vecchia tartaruga piena di reti stanche come lei. Con attenzione ci portiamo nei pressi dello scafo e giriamo sul lato sinistro portandoci sotto al timone e alle eliche, che puntano ormai alla superficie.
TIMONE DETTAGLIO
TIMONE ELICA DI SINISTRA Intorno allo scafo cogliamo testimonianze della quotidianità di quel tempo, di quella vita interrotta dall'esplosione di una mina.
STIVALE CASSA DI METALLO Sul fondo giacciono anche i resti dell'armamento anti-somm dell'Impavido, sparsi ovunque tra i due tronconi principali. Mi ha sempre fatto un certo strano effetto trovarmi di fronte, a pochi centimetri, da quelle armi tante volte viste nelle rappresentazioni cinematografiche della Guerra. Il toccare questi stessi oggetti, reali al tatto, mi fa sentire il peso di quella situazione cruenta ridipinta nelle gesta eroiche degli attori dei film di genere. Ma queste bombe sono qui, di fronte a me.
BOMBA DI PROFONDITA' PARTICOLARE DEL FRONTALE Scivoliamo verso il secondo troncone, quello centrale. Si distingue chiaramente il globuloso apparato sonar dell'Impavido. APPARATO SONAR Diamo un'occhiata all'interno della nave: è la consueta cacofonia di lamiere e detriti regalatale dalle esplosioni.
Incontriamo Lorenzo e Gianluca ancora intenti all'esplorazione e alle riprese: i Reb consentono loro una permanenza sul fondo superiore alla mezz'ora.
LORENZO SUL TELEGRAFO DI MACCHINA GIANLUCA ESPLORA
ALLA RICERCA ALL'OPERA Come spesso accade, la Morte di una Nave è celebrata, in qualche modo, dalla Vita che vi attecchisce.
Il nostro tempo sull'impavido volge al termine. Si risale! Ognuno a modo suo.
FABRIZIO
GIANLUCA FABRIZIO, ANDREA e ROBERTO Un grazie a tutti gli Amici della comitiva, ad Eolo e a Nettuno per la splendida giornata. Alla prossima!
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